Blog, Riflessioni

Pensieri insonni

Domani sarò devastata ma non riesco a dormire. Ho provato a chiudere gli occhi e rilassarmi ma non funziona, mannaggia a me che non mi sono mai applicata per imparare a meditare. Credo di dover ringraziare la mia ansia per questo, oltre al caffè e ai due tè che ho bevuto oggi; quando ho realizzato cosa avessi fatto era troppo tardi e immaginavo già che avrei passato la nottata in bianco, in compagnia dei miei pensieri impazziti, che sto mettendo per iscritto nella speranza di liberarmene.

Di questi tempi vivere a Bergamo non aiuta e ogni minima cosa fa temere il peggio perché i dati sono veramente sconfortanti. Noi abbiamo la fortuna di essere a casa, io agli sgoccioli della maternità e mio marito in smart working e ovviamente questa settimana non ci siamo mossi e non abbiamo intenzione di farlo nemmeno la prossima. Ringrazio di avere uno spazietto all’aperto dove poter prendere un po’ d’aria quando il tempo è clemente e di avere una connessione internet che ci permette di restare in contatto col mondo.

Giovedì mia figlia ha avuto la febbre e mi è sembrato che quel giorno scorresse più lento degli altri, ma vedere che con la supposta la febbre scendeva mi ha fatto stare meglio, soprattutto perché il giorno dopo era sparita. Dato che nel frattempo però le è comparsa la tosse, domani chiamo il pediatra per sapere se posso darle qualcosa per farla stare meglio.
Domani dovrò chiamare anche il mio dottore perché penso di essermi beccata una sinusite e la sensazione di non sentire sapori e odori è davvero avvilente, ma voglio capire se esista qualche farmaco compatibile con l’allattamento. Per ora sto ricorrendo a tachipirina, fumenti, e lavaggi nasali.

Sto sentendo la mancanza di una fede alla quale aggrapparmi, ho perso fiducia nella mia religione parecchio tempo fa ed ora confido nella capacità dei professionisti di tirarci fuori da questa situazione, anche se quando guardo la foto di mia nonna sul comodino le chiedo in gran segreto di vegliare su di noi.

Nel frattempo sento un’altra sirena in lontananza, ormai ho perso il conto di quante ambulanze ho sentito sfrecciare in questi giorni. Non ci voglio pensare, non voglio che la situazione che stiamo vivendo diventi il centro dei miei pensieri ma non riesco a fare altrimenti. Guardo la mia bambina e, se da un lato sono contenta del fatto che sia così piccola da non capire cosa stia accadendo, dall’altro mi chiedo in che mondo sarà costretta a crescere. La cosa certa è che ho paura. Quella paura che ogni madre ha, che possa accadere qualcosa al proprio figlio.

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