Blog, Riflessioni

Paure in tempi di pandemia.

Giorno 40. Etimologicamente dovrebbe essere l’ultimo giorno di quarantena, in pratica non lo sarà e quindi credo che ormai la parola più corretta da utilizzare sia isolamento.

Essendo mamma di una bimba piccola non è che abbia molto tempo libero ma a volte mi ritrovo faccia a faccia con le mie paure: il virus, l’ignoranza della gente, il mio rientro al lavoro e l’incertezza del futuro.

Ciò che mi spaventa del virus sono la facilità di trasmissione e la sua aggressività, soprattutto considerando che non esiste ancora un modo per sconfiggerlo. Spero davvero che si facciano questi test sierologici dei quali si sta sentendo tanto parlare ultimamente, sapere che magari ce lo siamo già beccato e che non siamo più positivi mi farebbe fare un gran sospiro di sollievo, pur non abbassando la guardia.

L’ignoranza della gente mi spaventa da sempre, a prescindere, ma ora ancora di più perché potrebbe essere pericolosa per la mia salute o quella dei miei cari.
Quando sono in giardino vedo passare troppe persone spensierate che si fanno la passeggiata in gruppetto o che parlano amabilmente al telefono e non mi sembrano proprio in una situazione di necessità. Quando vado al supermercato vedo l’indifferenza per le regole o la sottovalutazione del pericolo, io sto sempre attenta a cercare di mantenere la distanza dagli altri.
È evidente che nemmeno questa situazione così estrema sia stata in grado di generare consapevolezza ed empatia, in giro è ancora pieno di arroganza e maleducazione, enfatizzate.

Tra 10 giorni è previsto il mio rientro dalla maternità. Mi sto ancora chiedendo perché non l’abbia prorogata ulteriormente. Nel caso anche mio marito dovesse riprendere a pieno regime, mi vedrò costretta a portare la piccola dai nonni e allora mi chiedo a cosa sarà servito questo sofferto allontanamento. In tempi non sospetti immaginavo già il rientro come qualcosa di drammatico: la prima vera separazione dalla mia bambina. Comunque so che il trauma sarà solo mio anche perché lavorando part time si tratta di poche ore al giorno e probabilmente nemmeno si accorgerà della mia assenza.

L’incertezza di quel che sarà mi disorienta. Non tanto perché si dice che dovremo abituarci ad indossare la mascherina, ci sono Paesi dove lo fanno da anni, seppur per altri motivi. È proprio il fatto di non sapere come cambieranno le nostre vite, per quanto tempo, quali nuove abitudini entreranno a far parte della nostra quotidianità, come affronteremo tutto questo, che futuro si prospetta per mia figlia.

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