Allattare al seno: servono informazione e sostegno

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Durante la gravidanza mi sono sentita spesso ripetere che difficilmente avrei potuto allattare al seno perché sia mia nonna che mia mamma non avevano avuto latte. Poi abbiamo affrontato l’argomento al corso preparto e ho scoperto che non c’è abbastanza informazione a riguardo. L’ostetrica del corso ci ha spiegato come avviene il processo della produzione di latte e ne sono rimasta affascinata: la ghiandola mammaria lo produce con la collaborazione della prolattina e dell’ossitocina, che sono ormoni che si attivano grazie alla suzione e alla vicinanza del bambino. Col giusto sostegno ogni donna potrebbe allattare, sapevi che è addirittura possibile anche in assenza di gravidanza?

Prima di raccontarti la mia esperienza ci tengo a dirti una cosa: per quanto allattare al seno sia il miglior nutrimento per il tuo bambino, ciò di cui lui ha davvero bisogno è di avere una mamma serena. Se non te la senti, qualsiasi sia il motivo, non ti scoraggiare. Siamo in tanti ad essere cresciuti col latte artificiale! Sappi che non sei sola e che puoi chiedere aiuto a un’ostetrica, al consultorio o ai tanti gruppi di sostegno (ad esempio la leche league).

La mia esperienza con l’allattamento

Nonostante le migliori intenzioni sono stata sfortunata e il mio parto è stato un disastro: terminato con cesareo d’urgenza e TIN per Camilla. Non proprio la situazione ideale per l’avvio dell’allattamento, ma ho avuto le informazioni per potercela fare comunque e il supporto del quale avevo bisogno.

Spremitura manuale e tiralatte

Dopo il cesareo non sono potuta stare insieme a Camilla, quindi non avevo molte speranze di poter avviare l’allattamento al seno. Invece, appena mi hanno portata in camera, Martina mi ha insegnato come fare la spremitura manuale e quando ho visto la prima gocciolina di latte non mi sembrava vero!

Quando poi sono andata in TIN, le infermiere mi hanno messo a disposizione il tiralatte, consigliandomi di tirarlo ogni 3 ore, o di fare la spremitura manuale, per stimolare la produzione. Loro lo avrebbero dato a Camilla e per me era diventata una missione: era l’unica cosa che potevo fare per lei in quel momento.

La montata lattea

Il momento della montata lattea me lo ricordo bene. Quella mattina ero stata dimessa dall’ospedale ma ero tornata ancora lì per stare con Camilla. Intanto che Mariano era andato a comprarmi l’occorrente per la medicazione del taglio, mi trovavo nella stanza dedicata ai genitori dei bimbi in TIN. Improvvisamente ho iniziato ad avere i brividi e poco dopo avevo il seno bollente e la sensazione che stesse per esplodere. Infatti quando poi ho tirato il latte ne era uscito molto più del solito.

Allattamento misto

Durante le tre settimane nelle quali Camilla è stata in TIN, le davano il mio latte (poi ho iniziato ad allattarla io direttamente) e quando non era abbastanza o non avevano più il mio a disposizione, le davano il latte artificiale. Quando siamo tornati a casa avevo paura che il mio latte non fosse abbastanza e quindi abbiamo preso una confezione di latte in polvere per le emergenze. Ho proseguito con l’allattamento misto fino all’inizio dello svezzamento di Camilla, poi ho tolto definitivamente il latte artificiale, che comunque le davo solo quando non me la sentivo di attaccarla io.

La fine dell’allattamento

Ho smesso di allattare quando Camilla aveva circa 9 mesi. Ormai per lei era diventato un momento di rilassamento prima della nanna, allora ho iniziato a tenerla vicino a me nello stesso modo ma accarezzandola e parlandole finché si addormentava. Ho aspettato un paio di giorni e poi ho spremuto il poco latte che mi era rimasto. Non le ho più dato latte in polvere ma ho aspettato dopo l’anno per iniziare a darle il latte fresco intero. Nel frattempo ha compensato con yogurt bianco e formaggi freschi.

Le difficoltà di allattare al seno

Avviare l’allattamento al seno, senza informazioni e supporto adeguati, potrebbe portare a dolori, tagli, ragadi o mastiti e allattare a richiesta significa che potresti trascorrere i primi tempi col tuo bambino sempre attaccato. Che poi avere vicino tuo figlio potrebbe essere l’unica cosa di cui hai bisogno, ma ti diranno che lo prende come vizio. O magari ti dicono che ti sei chiusa in casa, quindi aspetti la poppata per uscire ma poi ti ritrovi a dover allattare ancora mentre sei in giro, e non è detto che ti senta a tuo agio. Questa è mancanza di informazione e di sostegno verso il delicato mondo di una neo-mamma da parte di chi da pareri non richiesti.

Io non mi sono mai sentita a mio agio ad allattare fuori casa, infatti tendevo a portarmi il latte artificiale. Di certo non mi ha aiutato la gente che mi diceva di non farmi troppe paranoie ma poi non mi lasciava l’intimità che mi serviva per allattare Camilla con serenità.

In conclusione

Non aspettarti che gli altri capiscano il tuo disagio, i tuoi timori o le tue esigenze. Troverai chi ha qualcosa da dire o da criticare, qualsiasi sia la tua scelta. Forse una volta era più semplice, prima della creazione del latte artificiale. Erano sicuramente altri tempi. Le neo-mamme erano sostenute da una comunità di altre donne e da loro ci si aspettava solo che si prendessero cura del loro bambino. Oggi sembra più una gara a chi ti deve tenere il bambino mentre tu pulisci casa, cucini e sistemi.

Comunque non temere mamma, ce la farai alla grande! E se dovessi avere dei tentennamenti non esitare a chiedere aiuto, forse ancora non lo sai ma è pieno di ostetriche e professioniste pronte a darti una mano.

Ah, nel caso tu sia in cerca di un posto tranquillo per poter allattare il tuo bambino quando sei fuori casa, prova a cercare un baby pit-stop nella tua zona! Sono degli spazi appositamente pensati ed attrezzati per far sentire le mamme a loro agio e dove solitamente si trovano anche dei fasciatoi.

Questa è stata la mia esperienza con l’allattamento, come è stata la tua?

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