Cosa fare se tuo figlio è in quarantena fiduciaria?

figlio in quarantena fiduciaria
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Tuo figlio è in quarantena fiduciaria. Significa che è stato a stretto contatto con una persona che è risultata positiva al Covid 19. E adesso?!

La scorsa settimana sono stata contattata dalla coordinatrice dell’asilo nido che frequenta mia figlia perché un suo compagno è risultato positivo al Covid 19. Mi ha telefonato per dirmi che dal giorno seguente Camilla sarebbe stata in quarantena fiduciaria e che aveva già provveduto a mandare la comunicazione all’ATS.

L’ATS ha inviato tutte le informazioni necessarie, comprese le raccomandazioni sui comportamenti da tenere, prese da questa pagina del sito dell’ISS.

In cosa consiste la quarantena fiduciaria?

La quarantena fiduciaria consiste nell’isolamento del soggetto presso il proprio domicilio e la durata varia a seconda della situazione:

  • 14 giorni dall’ultima esposizione al caso, trascorsi senza sintomi, senza obbligo di tampone.
  • 10 giorni dall’ultimo contatto, trascorsi i quali è possibile fare il tampone. La quarantena termina con l’attestazione rilasciata dal Pediatra.

L’isolamento è da applicare ai soli alunni della classe interessata e non ai contatti familiari. E qui arriviamo al punto della situazione.

E se lavori?

Un figlio in quarantena fiduciaria significa che potrebbe aver contratto il Covid. Ora, non so tu, ma io e mio marito non ce la siamo sentita di mettere a rischio i nostri genitori facendoli stare con Camilla mentre noi eravamo al lavoro, perciò abbiamo considerato le alternative che avevamo a disposizione:

  • Mariano aveva la possibilità di farsi mettere in lavoro agile (cioè da casa) ma, considerando che Camilla ha un anno e mezzo ed è un terremoto, avrebbe fatto fatica a gestire entrambe le cose.
  • Io, lavorando in un negozio e non avendo possibilità di svolgere lavoro da casa, mi sarei dovuta assentare usufruendo di un congedo.

Con estremo rammarico, anzi no, con estremo giramento di palle, mi sono resa conto che attualmente non esiste nessun congedo ad hoc; la cosa mi è stata confermata dall’INPS quando gli ho telefonato per informarmi in merito. Per quello usufruibile precedentemente, non doveva esserci un genitore in lavoro da casa.

Considerando che Mariano lavora da casa a seconda delle esigenze lavorative, non avrei potuto rischiare di chiedere un congedo che poi magari mi sarebbe stato negato. Fortunatamente ho ancora dei residui di congedi parentali.

Evidentemente chi elabora questi congedi non ha idea di cosa significhi lavorare da casa e dover badare a un bambino, che se poi dovesse mai capitare qualcosa al pargolo, il malcapitato genitore sarebbe pure accusato di abbandono di minore.

In conclusione

Ho usufruito dei nostri congedi parentali residui, retribuiti al 30% dello stipendio, per assistere mia figlia di 18 mesi che aveva probabilità di essere positiva. Trascorsi i giorni indicati dall’ATS abbiamo deciso di farle fare il tampone, per tranquillità nostra e per senso civico, risultato negativo.

Comunque l’immagine che ho scelto per questo articolo riassume bene il concetto.

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