Nido chiuso: dispiacere e tanta amarezza

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Il 12 marzo, quando hanno proclamato la zona rossa, ho scoperto che avrebbero chiuso l’asilo nido. Inizialmente ho pianto per il dispiacere, poi ho provato tanta amarezza per la situazione nella quale ci troviamo.

La comunicazione ci è stata data dalla coordinatrice del nido con un messaggio:

Carissimi genitori,

come avrete già appreso, da lunedì saremo in zona rossa. Purtroppo questa volta hanno deciso di chiuderci, come un anno fa. E come un anno fa nel periodo in cui i nostri ciliegi selvatici fioriranno in tutta la loro bellezza.

Anche quest’anno i vostri bimbi non potranno giocare tra i loro petali e percepire l’aria di primavera ormai alle porte, un’aria gioiosa scandita dalle vocine allegre dei vostri cuccioli.

Fa male. Quest’anno più dell’anno scorso.

La nostra speranza è che sia per poco e che sia davvero l’ultimo sacrificio chiesto a voi genitori, ai vostri bambini e a noi educatori, che ce l’abbiamo messa tutta per poter fare del nido un luogo sicuro. Purtroppo sembra sia servito a poco tutto ciò.

Rimaniamo nell’attesa che le cose migliorino, con la speranza di ritornare al nido prima che i nostri meravigliosi ciliegi sfioriscano.

Un abbraccio grande da parte di tutte noi

Con le scuole chiuse tante famiglie si sono trovate in seria difficoltà e si sono dovute arrangiare. Non tutti hanno la possibilità di avere qualcuno che si occupi dei figli mentre loro sono al lavoro o di restare a casa, anche solo per la quarantena fiduciaria (quando le scuole erano aperte). E non intendo a casa perché i genitori sono in lavoro agile. Probabilmente dipenderà dal tipo di lavoro ma quando capita che Mariano sia in lavoro agile ti assicuro che non è sempre semplice star dietro a un terremoto di un anno e mezzo.

Comunque il problema non è il fatto che Camilla sia a casa perché il nido è chiuso. Fortunatamente abbiamo l’aiuto dei nonni e io lavoro part-time. Quello che mi provoca dispiacere e amarezza è il fatto che Camilla venga privata dell’esperienza del nido, che io e Mariano riteniamo sia molto importante per lei:

  • trascorre del tempo con adulti e bambini estranei alla famiglia
  • impara a stare e a sapersi comportare con gli altri
  • va con la sua classe a scoprire il monto circostante (a vedere il treno in stazione, a Tulipania, nei parchi)
  • fa attività che a casa con noi non fa

E mentre lei è costretta a rinunciare a tutte queste cose a causa della zona rossa, là fuori sembra quasi non essere cambiato nulla. Si continua a ripetere che per uscire da questa maledetta situazione bisogna limitare i contatti all’essenziale eppure in giro c’è la qualunque.

E il nido resta chiuso. Nonostante le educatrici prendano tutte le precauzioni del caso e le classi siano delle bolle di 5 o 6 bambini, cioè gruppetti isolati dalle altre classi. Il nido è chiuso e i bambini sono costretti a rinunciare a questa esperienza, mentre la gente fa quello che crede e non quello che dovrebbe per il bene di tutta la società. La gente se ne frega dei bambini e di quello che stanno subendo, dei risvolti psico-sociali che questa condizione prolungata potrebbe provocare in loro. Loro, che sono il futuro.

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