Terapia intensiva neonatale: un inizio difficile

terapia intensiva neonatale
Tempo di lettura: 3 minuti

Camilla è nata il 26 agosto 2019 ed è uscita dall’ospedale (non quello nel quale è nata) il 16 settembre, dopo 3 settimane in terapia intensiva neonatale.

I momenti dopo il parto

Appena l’ho sentita piangere, durante un cesareo d’urgenza, mi è scesa una lacrima di sollievo. Dopo un travaglio difficile e complicazioni finalmente era nata. Lì per lì non ho fatto caso al fatto che non me l’avessero fatta vedere o messa subito addosso a me.

Mi hanno ricucita e portata in una stanza dove avrei trascorso sotto controllo le 2 ore successive. Il peggio doveva ancora arrivare. Ho visto Mariano avvicinarsi al mio letto, verde (ho scoperto che è un colore che la pelle può realmente assumere) e con l’espressione di chi deve dirti qualcosa ma non sa come fare. Il ricordo è un po’ offuscato dalla stanchezza e dallo stordimento dell’anestesia ma alcune parole mi sono rimaste impresse:

L’hanno stabilizzata ma ha bisogno di cure specifiche, che avrà in terapia intensiva neonatale. Qui però non c’è più posto e quindi la devono trasferire in un altro ospedale.

E io che avevo scelto quell’ospedale proprio perché attrezzato e all’avanguardia! Invece sono stata sfigata fino in fondo. Mariano aveva chiesto di farmela vedere prima di trasferirla e hanno portato l’incubatrice termica ma era troppo in alto rispetto al letto ed io non riuscivo a sollevarmi. Io sono rimasta lì, con la mia ostetrica, mentre Mariano ha seguito Camilla per poter restare aggiornato su ogni novità.

La terapia intensiva neonatale (TIN)

La TIN è un reparto che sembra essere sospeso nel tempo. Ci possono entrare solo i genitori dei bambini e, a seconda degli ospedali, sono concesse delle brevi visite anche ad altri parenti, sempre accompagnati da un genitore. Al suo interno non si può portare assolutamente niente, tranne quando ci hanno permesso di portare il telefono per fare qualche foto a Camilla.

All’ingresso c’era il cartello “suonare il campanello e attendere la risposta”. Appena aprivo la porta venivo investita dal suono dei vari macchinari del reparto, che ogni tanto mi rimbombano ancora nella testa.

Prima di entrare nel reparto vero e proprio bisogna passare da un corridoio con degli armadietti per poter riporre le proprie cose, un lavandino per lavarsi le mani, i camici da indossare, e il gel per le mani. All’interno tutto il personale sembra muoversi in una danza rapida e silenziosa: puliscono, visitano, si prendono cura dei piccoli pazienti, roteando intorno ai genitori seduti di fianco alle incubatrici coi loro bambini.

La mia esperienza con la TIN

Ho visto mia figlia per la prima volta 24 ore dopo il parto, in terapia intensiva neonatale. È stato scioccante. Si trovava in un’incubatrice ed era piena di fili e cannette, una delle quali la faceva vibrare senza sosta. Le infermiere hanno aperto lo sportellino e mi hanno permesso di toccarla e di parlarle; Mariano dice che i valori sui monitor sono subito migliorati, come se Camilla mi avesse riconosciuta. Piangere coi punti del cesareo non è stato piacevole, soprattutto perché cercavo di trattenermi. Mi è rimasta impressa la OSS che ci ha accolti all’ingresso della TIN perché quando mi ha visto piangere si è avvicinata e mi ha rassicurata con una mano sulla spalla e delle parole dolci. Quel gesto apparentemente così semplice ha significato molto per me in quel momento.

Per ogni progresso che Camilla faceva doveva restare 24/48 ore in osservazione. Un giorno siamo arrivati e non aveva più quella cannetta che la faceva vibrare tutta, allora mi hanno fatto sedere vicino all’incubatrice e me l’hanno messa tra le braccia, per la prima volta. Lei mi scrutava con i suoi occhioni scuri e curiosi, come a voler dare finalmente un volto a quella voce che sentiva da mesi.

Qualche giorno dopo l’hanno spostata nella classica culletta e l’unica cosa che aveva ancora attaccata era il saturimetro (che misura l’ossigenazione del sangue e i battiti cardiaci). Ormai io riuscivo a guidare e andavo là al mattino presto, Mariano mi raggiungeva appena poteva e tornavamo a casa a tarda sera.

Le dimissioni

Lunedì 16 settembre, esattamente 3 settimane dopo il parto, la dottoressa mi disse che quello stesso pomeriggio avremmo potuto portare a casa con noi Camilla. Sono corsa subito a chiamare Mariano per avvertirlo che sarei andata a casa e che dopo pranzo saremmo tornati per l’ultima volta in TIN.

Abbiamo caricato l’ovetto in macchina, preso i vestitini da metterle e siamo andati. I vestiti erano in un sacchetto con scritto primo cambio di Camilla ed erano quelli che avrebbe dovuto indossare appena nata.

Non riesco a descrivere l’emozione di quel momento che avevamo tanto atteso e desiderato. Vederla uscire da quella porta, per la prima volta nel mondo esterno, poter spingere il passeggino fuori da quei corridoi che ormai conoscevo a memoria, salutare per l’ultima volta le infermiere della TIN, che sono state davvero preziose.

Mentre uscivamo non mi sono mai voltata indietro. Guardavo Camilla, Mariano e l’inizio della nostra nuova vita insieme.

4 commenti su “Terapia intensiva neonatale: un inizio difficile”

  1. Creo que no hay mejor manera de contar lo que han vivido…. la fuerza y entereza que demostraron fue admirable.
    Y Camilla como una guerrera sobrellevando todo con su pequeño cuerpito …
    Una experiencia que sin dudas ha marcado el inicio de una nueva forma de ver la vida y de disfrutar cada instante como ninguno. Los quiero mucho!

      1. Tesoro bello! Mi hai fatto commuovere! ❤❤ ti auguro di riuscire a realizzare il tuo sogno! Te lo meriti!!😘😘

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